Le carte e i giochi di Trieste
Su WINNER'S CLUB Trieste non è un fondale. È nel mazzo con cui si gioca, nei nomi di alcuni giochi, nelle figure delle pedine e nelle immagini che si ricompongono. Questa pagina mette in fila dove la città entra davvero nel portale e perché — senza forzare il legame dove non c'è, perché a un sudoku la bora non serve.
Il mazzo: quattro semi, non quattro colori
Quattro dei nostri giochi di carte — scopa, briscola, pichetto e gnagno — si giocano con il mazzo italiano a quattro semi: denari, coppe, spade e bastoni. Non è un dettaglio grafico. Chi ha imparato a giocare da queste parti riconosce il tre di denari a colpo d'occhio e conta la primiera senza pensarci; le stesse mani viste in cuori e picche richiedono una traduzione mentale che rallenta e raffredda il gioco.
Il disegno delle carte è stato realizzato apposta per il portale ed è lo stesso in tutti e quattro i giochi: passando dalla scopa al gnagno non devi reimparare le figure. Fanno eccezione burraco e canasta, che usano i mazzi francesi con i jolly (due per il burraco, tre per la canasta nella variante Samba), perché è con quelli che si giocano davvero: mettere le carte italiane lì sarebbe stato folclore, non fedeltà.
Il pichetto, quello che altrove non si trova
Il pichetto è la forma che il Piquet ha preso a Trieste, a cominciare dal nome. Si gioca in due con un mazzo ridotto a 32 carte, si cambiano carte dal tallone all'inizio della mano, e prima di giocare si dichiara: il colore più lungo, la sequenza più lunga, il gruppo di carte uguali più alto. Le dichiarazioni valgono punti da sole, e capita di vincere una mano avendo preso poche prese ma avendo dichiarato meglio.
È un gioco che chiede memoria e calcolo, e che nel resto d'Italia si incontra raramente. Averlo nel portale, con la partita lunga a 201 punti come si usa, è una delle ragioni per cui questo non è un catalogo di giochi intercambiabili scaricato altrove.
Il gnagno
Il gnagno è il gioco veloce che da altre parti si conosce con il nome di una marca: si scarta una carta per volta accostandola per seme o per valore, e vince chi resta senza carte. Qui però si gioca con le carte italiane da 40, e sono alcune carte a fare da carte speciali: l'asso cambia il seme, il due fa pescare all'avversario, il fante gli salta il turno, il re inverte il giro, il sette rimanda la mano a chi ha giocato prima.
È il tipo di gioco che nasce a un tavolo di bar più che in una scatola: nome dialettale, regole tramandate a voce, un mazzo che c'era già. Si gioca da due a quattro.
Scopa e briscola, cioè quasi tutti
Scopa e briscola non sono triestine — si giocano in tutta Italia — ma sono il fondo comune su cui poggia tutto il resto, e le abbiamo trattate con la stessa serietà. Alla scopa il conteggio è quello vero: carte, denari, settebello e primiera, partita a 11. Alla briscola il seme resta visibile sotto il tallone per tutta la mano, come quando si gioca al tavolo e nessuno se lo dimentica.
La città dentro i giochi
Il puzzle è il posto dove Trieste si vede di più: quarantadue tavole che sono vedute della città e del golfo, dipinte a pennellate spesse e presentate come quadri appesi, con la cornice dorata e la targhetta col nome. C'è il Faro della Vittoria che guarda il mare aperto, ci sono le rive e le piazze, e alcune tavole ritraggono la città di un tempo con i nomi di allora — quella che oggi è Piazza Unità compare come Piazza Grande, con le carrozze e il tram a cavalli.
Alla dama le pedine sono medaglioni rossi e neri con un palazzo cittadino inciso e la scritta TRIESTE sul bordo; quando una pedina va a dama, il medaglione guadagna la corona. Agli scacchi i pezzi non sono lo Staunton di tutti: sono statuette, e il re è una figura in manto regale con l'alabarda della città sullo scudo e il nome della città sul basamento. Sono scelte che non toccano una virgola delle regole e cambiano completamente il tavolo che hai davanti.
E poi c'è la lingua
La parte più consistente non si vede nelle figure ma nelle parole: quattro giochi di parole del portale si possono giocare in triestino, con un vocabolario proprio e non con l'italiano tradotto. Dietro c'è una raccolta di oltre ottomila voci e trecento schede sull'origine e sull'uso delle parole, curata internamente.
Ne parliamo per esteso, con degli esempi, nella pagina Il triestino su WINNER'S CLUB. Se invece vuoi semplicemente provare, la vetrina dei giochi li elenca tutti, e Come funziona spiega punteggi, XP e tornei.
