
Il triestino su WINNER'S CLUB
Il triestino è la lingua della città, viva nel parlato di ogni giorno. Su WINNER'S CLUB non compare come semplice tocco grafico o come qualche parola sparsa qua e là: è una vera modalità di gioco, accanto a italiano, inglese e tedesco. Nei giochi di parole puoi scegliere di giocare in triestino e ritrovarti davanti parole, definizioni e frasi realmente dialettali, pensate per chi la lingua la conosce e per chi ha voglia di riscoprirla giocando.
Perché includiamo il triestino
Perché è parte dell'identità del progetto e della città a cui si ispira. Dare al dialetto lo stesso spazio delle altre lingue è un modo per tenerlo vivo in un contesto leggero e quotidiano come il gioco. Non è un'operazione nostalgica fine a sé stessa: è un invito a usare la lingua, non solo a guardarla.
Come vengono selezionate le parole
Le parole e le frasi in triestino sono scelte a mano e verificate, non ottenute da una traduzione automatica dell'italiano. Si privilegiano termini effettivamente usati e riconoscibili, con una grafia coerente lungo tutto il portale, così che il giocatore trovi la stessa parola scritta allo stesso modo in giochi diversi. L'elenco può crescere e affinarsi nel tempo.
La differenza tra italiano e triestino nel progetto
Italiano e triestino non condividono lo stesso elenco: sono vocabolari distinti. Quando scegli il triestino, cambiano davvero le parole ammesse, le soluzioni e le definizioni, non solo l'etichetta della lingua. Questo significa che una partita in dialetto è un'esperienza diversa, con il suo lessico e le sue soluzioni, e non la stessa partita italiana "ridipinta".
Parole e modi di dire
Oltre alle singole parole, il triestino vive nei modi di dire. Nei giochi che usano frasi — come la Parola della Fortuna — trovano posto espressioni della lingua parlata, che danno sapore alla partita e strappano spesso un sorriso a chi le riconosce. Anche i nomi dei livelli del portale attingono a questo immaginario, dal "Mulo de Trieste" al "Leon de San Giusto".
Quali giochi supportano il triestino
La modalità in dialetto riguarda soprattutto i giochi di parole: AzzeccaParola, Parole Intrecciate, Parole Crociate e Parola della Fortuna, dove il vocabolario cambia con la lingua scelta. A questi si aggiungono giochi di carte di radice triestina come Gnagno (con il mazzo triestino) e il Pichetto, la forma locale del Piquet.
Non è decorazione
Ci teniamo a un punto: il triestino non è un fondale. Non lo usiamo per "fare colore" con due parole in copertina, ma come una lingua giocabile, con contenuti propri e verificati. Se scegli il dialetto, giochi davvero in dialetto — dalle parole da indovinare alle definizioni del cruciverba. È un modo rispettoso di valorizzare una lingua parlata, mettendola al lavoro dentro il gioco.
Quanto materiale c'è dietro
Vale la pena dare dei numeri, perché "c'è anche il dialetto" è una frase che chiunque può scrivere. La raccolta che alimenta i giochi conta oltre ottomila voci di vocabolario triestino-italiano, ed è affiancata da circa trecento schede che raccontano che cosa significa una parola, come si usa e — dove è documentato — da dove viene. Non sono traduzioni automatiche: sono state raccolte e controllate a mano, e l'origine viene indicata solo quando è accertata.
È il motivo per cui la modalità triestina non si limita a cambiare l'etichetta dei pulsanti: quando giochi in dialetto, le parole da indovinare, le liste da cercare nella griglia e le definizioni del cruciverba escono da quella raccolta.
Qualche parola, per capirci
Ecco alcune schede prese dalla raccolta, così si vede di che pasta è fatta invece di doverci credere sulla parola:
mulo
A Trieste il «mulo» non è l'animale ma il ragazzo, il giovane popolano (al femminile «mula»): è forse la parola più identitaria della città.
bora
Il vento gelido e impetuoso da nord-est, simbolo assoluto di Trieste. Dal greco «boréas», il vento del nord.
bavisela
La brezza leggera e gentile che spira dal mare: il contrario mite della bora.
patoco
Genuino, autentico, verace: «un triestin patoco» è il triestino puro, doc.
cio
Interiezione onnipresente per richiamare o dare enfasi («ciò, senti!»). Voce di origine veneta, ormai marchio di fabbrica del parlare triestino.
clanfa
Il tuffo scomposto «a bomba» che alza più acqua possibile: una vera disciplina estiva sui moli triestini.
cocal
Il gabbiano. Per estensione, lo sprovveduto, il credulone che «sta a bocca aperta».
spritz
L'aperitivo con vino e acqua o soda. Dal tedesco «spritzen», spruzzare: un'eredità del periodo asburgico.
strucolo
Lo strudel, il rotolo di pasta con le mele: dolce di eredità mitteleuropea.
cocolo
Carino, tenero, coccolone: detto di bambini e persone care.
muleria
La ragazzaglia, la compagnia di ragazzi.
musso
L'asino; e, per traslato, il testardo, l'ostinato.
Si nota subito una cosa: molte parole raccontano il mare, il vento e la vita all'aperto, e diverse arrivano dal veneto o dal tedesco. È la storia della città che si sente nella lingua, ed è esattamente quello che rende interessante giocarci.
Le parole per temi
Quattro percorsi nella raccolta, ognuno con le sue voci spiegate e il contesto in cui si usano:
- Il vento e il mareBora, refolo e bavisela; il molo, la cavana, la clanfa; sardoni, peoci e canoce.
- Parole venute da lontanoDal tedesco (spritz, cren, spolert), dallo sloveno (osmiza, dolina), dall'inglese (bisnis), dal Levante (papuze).
- A tavolaIl buffet, la jota, i dolci delle feste, l'ombra e il tai: le parole del cibo e del bere.
- Muli, mule e compagniaIl mulo e la mula, la famiglia, i caratteri, i giochi di cortile e le esclamazioni.
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