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Il triestino › Parole venute da lontano

Parole venute da lontano

Il triestino di oggi è un dialetto di ceppo veneto, ma Trieste è stata per secoli il porto dell'Impero asburgico, città di confine con il mondo sloveno e crocevia di mercanti. Ogni epoca ha lasciato qualche parola. Seguirle è un modo di leggere la storia della città senza aprire un libro di storia.

Il fondo veneto

La base è veneta, ed è la ragione per cui un veneziano capisce un triestino al volo. Non era così in origine: la parlata antica della città, il tergestino, era affine al friulano, e nel corso dell'Ottocento è stata sostituita dal triestino moderno. Il fondo veneto si riconosce in parole di tutti i giorni come carega, la sedia, o fioi, i figli e i ragazzi, e in quel saluto che ha fatto il giro del mondo: s'ciavo, da cui viene il nostro ciao.

tergestin
L'antico dialetto ladino di Trieste (il tergestino), affine al friulano, soppiantato nell'800 dal triestino di ceppo veneto.
s'ciavo
Ciao, e insieme «servo vostro»: dal veneziano «s'ciavo» (schiavo, cioè al vostro servizio), da cui l'italiano «ciao».
carega
La sedia. Classica voce veneta («carèga»).
fioi
I figli, i ragazzi: a Trieste il plurale di «fio», usato anche per chiamare un gruppo di amici.
armer
L'armadio o cassettone. Dal latino ARMARIU(M), la «cassa dove si tengono le armi»; è comune anche al veneziano.

Il tedesco dell'Impero

Trieste è stata porto franco dal 1719 e sbocco al mare dell'Austria fino al 1918. In quei due secoli la città è cresciuta con funzionari, commercianti e soldati di lingua tedesca, e il dialetto ha preso da loro soprattutto le parole della casa e della tavola. Lo spolert è la cucina economica a legna, il cren il rafano grattugiato che accompagna i bolliti, il crafen il dolce fritto ripieno.

Poi ci sono le parole piccole, quelle che nessuno pensa siano straniere: un bic' è un pochino, un sluc un sorso. E lo spritz, che oggi si beve in tutta Italia, nasce in epoca asburgica nelle terre venete dell'Impero come vino allungato con acqua, ed è di casa anche a Trieste: il nome viene da «spritzen», spruzzare.

spritz
L'aperitivo con vino e acqua o soda. Dal tedesco «spritzen», spruzzare: un'eredità del periodo asburgico.
spolert
La cucina economica a legna. Germanismo, dal tedesco austriaco «Sparherd».
cren
Il rafano grattugiato, pungente, che accompagna i bolliti. Dal tedesco «Kren».
crafen
Il krapfen, la bomba dolce ripiena; dal tedesco «Krapfen».
bic
Un pochino, usato nella locuzione «un bic'». Dal tedesco «bisschen», un pochino.
sluc
Un sorso, una sorsata; dal tedesco «Schluck».
schei
I soldi, i quattrini. Voce veneta nata dalle monete austriache: sul taglio si leggeva «…SCHEIDE…», e da lì «schei».

Lo sloveno del Carso

Appena sopra la città comincia il Carso, e con il Carso il mondo sloveno. Da lì sono scese parole della campagna e della casa: la dolina, la conca a imbuto dove si raccoglie la terra rossa; la cragna, lo sporco incrostato; la baba, la donna anziana e per estensione la comare che chiacchiera. E la putiza, il dolce di Natale con noci e uvetta, che in sloveno si chiama potica.

La più bella è osmiza: la cantina contadina che per pochi giorni all'anno apre per vendere il vino e i salumi di casa. Il nome viene dallo sloveno per «otto», i giorni che un tempo erano concessi per farlo.

dolina
La conca a imbuto del Carso, dove si raccoglie la terra rossa. Dallo sloveno «dolina», valle.
carso
L'altopiano roccioso e ventoso sopra Trieste; la parola stessa è di origine preromana, poi passata allo sloveno «Kras».
osmiza
La cantina contadina del Carso che per pochi giorni vende vino e salumi propri. Dallo sloveno «osmica», «otto», i giorni un tempo concessi.
baba
Donna anziana, comare. Prestito slavo (sloveno/croato «baba»).
cragna
Sporcizia, sudiciume incrostato.
putiza
La putizza, dolce natalizio arrotolato con noci e uvetta; dallo sloveno «potica».

L'inglese del dopoguerra

Dal 1945 al 1954 Trieste è stata amministrata da un governo militare alleato, e la città si è riempita di soldati americani e inglesi. È rimasta almeno una parola: bisnis, che non significa affari puliti ma l'intrallazzo, il traffico un po' storto, quello che si faceva al mercato nero di quegli anni.

bisnis
Intrallazzo, affare, pateracchio. Dall'inglese «business», voce entrata col periodo dell'occupazione alleata del dopoguerra.

Il Levante e oltre

Prima ancora dell'Austria, sull'Adriatico comandavano i commerci veneziani con il Levante, e qualche parola è arrivata da lì. Le papuze, le pantofole, vengono dal turco; la naranza, l'arancia, ha fatto un viaggio lunghissimo dall'arabo. Il buffet, la tavola calda di carni cotte che è un'istituzione cittadina, porta invece un nome francese arrivato attraverso la Mitteleuropa.

Messe una accanto all'altra, queste parole dicono una cosa semplice: Trieste ha sempre parlato con qualcuno che veniva da fuori, e se ne è tenuta un pezzo.

papuze
Le pantofole. Turchismo: dal turco «pabuç», scarpa, memoria dei traffici col Levante.
naranza
L'arancia. Voce di lungo viaggio: dall'arabo «naranj», arrivata col commercio veneziano.
buffet
La tipica tavola calda triestina di carni cotte; la parola è d'origine francese, entrata via mitteleuropa.

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