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Il triestino › Il vento e il mare

Le parole del vento e del mare

Trieste sta stretta fra il Carso e l'Adriatico, e il suo dialetto se ne accorge. Per il vento ha una parola per ogni carattere, per il mare una per ogni barca e ogni pesce, e perfino il gabbiano è diventato un modo di dire. Qui le abbiamo messe in fila come le usa chi ci vive: prima il cielo, poi la riva, infine il piatto.

Il vento ha molti nomi

La bora è la parola che tutti conoscono, anche fuori città: il vento freddo che scende dal Carso verso il mare e che a Trieste può superare i cento chilometri orari nelle raffiche. Chi la vive distingue però i momenti: il refolo è il colpo secco, la raffica che ti gira l'ombrello, e l'invernada è la stagione intera in cui la bora torna di continuo.

Il vento non è solo bora. Il siroco porta afa e mare grosso da sud-est, il maistral rasserena il cielo, il fortunal è la burrasca che fa correre le barche in porto. E poi c'è la bavisela, la brezza leggera che viene dal mare nelle giornate buone: la parola più gentile del vocabolario meteorologico triestino.

bora
Il vento gelido e impetuoso da nord-est, simbolo assoluto di Trieste. Dal greco «boréas», il vento del nord.
refolo
Il colpo di vento improvviso, la raffica secca della bora.
bavisela
La brezza leggera e gentile che spira dal mare: il contrario mite della bora.
siroco
Lo scirocco, il vento caldo e umido da sud-est che porta afa e mare grosso.
maistral
Il maestrale, vento da nord-ovest che rasserena il cielo.
fortunal
La burrasca, il temporale violento sul mare.
caligo
La nebbia fitta, spesso marina. Dal latino «caligo», oscurità e foschia.

Sulla riva

Le Rive sono il lungomare della città e il molo è il suo salotto: il Molo Audace, che entra dritto nel golfo davanti a piazza Unità, è dove si passeggia al tramonto. Più a nord, lungo la costa di Barcola, d'estate si fa il bagno sugli scogli e sulle terrazze di cemento, e ogni ottobre ci si affaccia per la Barcolana, la regata che riempie il golfo di vele.

Il porto ha dato al dialetto le parole del lavoro sull'acqua: la cavana dove si ripara la barca, lo squero dove la si costruisce o la si ripara, il cantier dei grandi scafi, la batela a fondo piatto. E ha dato anche le parole del gioco: la clanfa, il tuffo a bomba che alza più acqua possibile, è una disciplina che i muli triestini praticano con serietà.

molo
Il molo; il «Molo Audace» è il salotto sul mare dei triestini.
riva
La riva, il lungomare cittadino delle Rive.
barcola
Il tratto di costa dei bagni: dà il nome alla Barcolana, la regata velica più affollata del mondo.
lanterna
Il faro del porto, la «Lanterna», vecchio simbolo marinaro.
cavana
Il riparo o rimessa per le piccole barche.
squero
Il piccolo cantiere dove si costruiscono e riparano le barche.
batela
La barchetta a fondo piatto della laguna e del porto.
clanfa
Il tuffo scomposto «a bomba» che alza più acqua possibile: una vera disciplina estiva sui moli triestini.

Il gabbiano che è diventato un aggettivo

Il cocal è il gabbiano, presenza fissa su ogni bitta del porto. Ma a forza di vederlo immobile a becco aperto, i triestini ne hanno fatto una figura: cocal è anche il credulone, e incocalido è chi resta lì imbambolato. È un buon esempio di come il dialetto prende una cosa che vede tutti i giorni e la trasforma in un giudizio sulle persone.

cocal
Il gabbiano. Per estensione, lo sprovveduto, il credulone che «sta a bocca aperta».
incocalido
Istupidito, imbambolato: come un «cocal», il gabbiano a bocca aperta.

Quello che arriva dal mare

Al mercato del pesce i nomi cambiano rispetto all'italiano, e chi non li conosce ordina male. I sardoni sono le acciughe, non le sardine, che invece si chiamano sardele; i peoci sono le cozze, le canoce le canocchie, il granzo il granchio, il branzin la spigola. Il piatto che li riassume è quello dei sardoni in savor, marinati in cipolla e aceto, eredità della cucina di mare veneta che a Trieste è di casa.

Non tutto quello che vive in acqua finisce in tavola: la pantegana è il grosso ratto di porto, e il bisato, l'anguilla, compare più nei proverbi che nei menu.

sardoni
Le acciughe dell'Adriatico, protagoniste della cucina triestina, come i celebri «sardoni in savor».
sardela
La sardina; parente stretta dei «sardoni» (le acciughe).
peoci
Le cozze. Voce veneta («peòci»), regina della cucina di mare.
canoce
Le canocchie, le «cicale di mare» dell'Adriatico.
granzo
Il granchio.
branzin
La spigola, il pesce pregiato delle tavole triestine.
savor
La salsa agrodolce di cipolle e aceto per il pesce: i celebri «sardoni in savor».
pantegana
Il grosso ratto di fogna e di porto. Voce veneta, tipica delle città d'acqua.

Mettile alla prova

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